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lunedì 11 gennaio 2021

C'è vita dopo la morte?

 Per quanti sforzi faccia sia di tipo costruttivo con approccio cognitivo comportamentale ma  molto più spesso transazionale (con le mie parti genitoriale, bambina e adulta che fanno a pugni in favore di un genitore crudele), dicevo per quanti sforzi faccia per tirarmi fuori da questo laghetto di merda dove sono immersa quasi alle narici non riesco a trovare un reale senso alla mia vita, un vero motivo per voler continuare a vivere per me stessa e non per gli altri.

Non ho nessun dubbio che se mi dovessi trovare sola porrei fine ai miei giorni. So da tempo che questo è il destino che mi aspetta se dovessi sopravvivere a mio marito o a mia sorella. Il mio papà è anziano e da quando ha perso la sua ragione di vita, che tante volte gliel'ha rovinata, cioè mia madre sembra che si sia messo in attesta dell'inevitabile corso degli eventi. È tenero con noi figlie anzi stravede per noi, ma è solitario, la gente lo annoia, non ascolta quando gli parli e ti chiede 10 volte la stessa cosa, distratto è preso da pensieri tutti suoi e il tempo che dedica alle persone e alle cose è sempre limitatissimo. Temo il giorno che se ne andrà ma mi sembra una cosa più naturale che perdere mia sorella o mio marito a questo punto della mia esistenza.

Ho orrore della morte. Soprattutto quella di concezione epicurea, meccanicistica o atea. La mia persona laica, anticlericale e agnostica ha comunque il terrore che dopo la morte non ci sia nulla, che non esista l'anima. La cultura cattolica che comunque respingo razionalmente è penetrata in me molto profondamente e da molto tempo.

Cioè io non posso pensare che i miei genitori non possano più incontrarsi, che non possa più incontrarli io, che non posso incontrare chi mi è caro.

Ma poi che senso ha aver sofferto una vita intera per un emerito cazzo?

Se Dio esiste è Alanis Morrisette in Dogma.


venerdì 30 ottobre 2020

Non c'è spazio per la perfezione

 Non sono una persona perfezionista ma soffro molto perché le cose che faccio non sono perfette.

Ma qui non c'è o non ci deve essere spazio per la perfezione.

Ogni mattina esco alle otto di casa, fuori c'è il mio papà ad aspettarmi in macchina, insieme andiamo a prendere mia sorella e poi colazione nel solito bar, io cornetto alla marmellata cappuccino e acqua gasata, mia sorella cannoncino di sfoglia alla crema cappuccino e acqua gasata, mio padre conchiglia di sfoglia alla crema e acqua. Ogni giorno lo stesso bar ogni giorno la stessa colazione anche se oggi mio padre in virtù del fatto che fossimo arrivati 20 minuti dopo il solito orario (i baristi ci avevano messo da parte le nostre paste) ha fatto colazione con una ichnusa da 33 e una pizzetta sfoglia (forse oggi qualcuno indovinerà in che parte d'italia vivo).

tipica colazione del pensionato proletario



Poi se non ho nulla da fare con mia sorella torno a casa e inizio a mettere a posto casa. Penso che le donne che leggeranno quanto sto per scrivere capiranno perfettamente la frustrazione e la pesantezza che il doversi occupare della casa, dei pranzi, degli animali o dei figli possa creare. È il carico mentale: il pensiero costante delle cose che ci sono da fare, cose che non saranno mai in ordine perfetto, perché se lavi in terra non hai il tempo di lavare i vetri, se lavi il bagno non hai lavato i fornelli. E poi la polvere. La polvere è il nemico giurato di chiunque si occupi in prevalenza della casa(solitamente donne). Non esiste panno swiffer, roomba, dyson che la raccolga tutta. La polvere è ovunque ed è in costante movimento. Sugli scaffali, sui mobili, sui tappeti, tra i libri, tra i cd e i vinili. Nei momenti più bui della depressione io penso alla morte e alla polvere.

Ma qui non ci deve essere spazio per la perfezione quindi sì, dopo la colazione con i miei torno a casa e faccio del mio meglio per tenere la nostra casa in ordine considerando che è molto grande, che viviamo con 3 gatti che vanno avanti indietro dal cortile. Quello che faccio non è perfetto ma è tanto e soprattutto non è scontato che io riesca ad affrontarlo. Un mese fa non ci riuscivo. Dovevo farmi aiutare perché occuparmi della pulizia della casa mi era intollerabile tanto stavo male e tanti erano i ricordi d'infanzia e adolescenza dove l'approccio con le pulizie era disfunzionale perché mia mamma (bipolare che non si curava) quando puliva e pretendeva lo facessimo anche noi era sempre arrabbiata, aggressiva, verbalmente violenta. Ho avuto modo di perdonare mia mamma ma quando sto male regredisco ad una fase in cui le aggressioni subite riaffiorano.

Quando termino di mettere in ordine cerco di dedicare del tempo a me stessa, ascolto musica, lavoro a maglia, faccio una chattata con le amiche, 25 minuti di cyclette.

Poi torna mio marito è sono come pacificata col tempo, con lo spazio, con me stessa. Torna sorridendo felice di vedermi e io divento una persona diversa, una persona che mi piace di più che ha voglia di scherzare (non si direbbe ma ho un discreto senso dell'umorismo), pranzare con un umore lieto ascoltando un disco (in questi giorni i Genesis di Peter Gabriel). Dopo di ché la giornata si è messa a posto e trascorre tranquilla tra un ferro a maglia e documentario di real crime.



Conversations with a Killer: The Ted Bundy Tapes, un nuovo cult dell'intrattenimento pomeridiano a base di stupri, occultamenti di cadavere e criminali psicopatici. 

ma porca p***ana

  Ovviamente il fatto che nell'ultimo post abbia dichiarato di stare benino e che se strabuzzo gli occhi vedo un pallido bagliore all...