eccomi, di ritorno dalla colazione con mio padre e con sciarpa e giaccone ancora addosso. Fisso lo schermo, faccio una capatina su fb (horror) faccio un giretto nella reading list che non ha nessuna intenzione di aggiornarsi e da anteprime di post vecchi di giorni.
È prevista qualche fatica culinaria nei prossimi giorni di festa e questo mi agita un po' aggiungendo ansia all'ansia.
Ieri dicevo che sto conducendo una parvenza di vita normale considerata il periodo storico (ma vivo comunque in zona gialla e non ho patito quasi nulla, anzi proprio per nulla)e la mia condizione clinica.
Però è una mezza menzogna: sono calma solo quando c'è mio marito, mi anestetizzo di documentari di cronaca nera e trascuro il resto delle cose che in teoria mi piace fare: leggere, lavorare a maglia, il corso di disegno. Mi ricordo quando ero una ragazza di 20 (21-22-23-24) anni, quando per non sentire il dolore e la paura che scaturivano dai miei stessi comportamenti disfunzionali fumavo tanto hashish. Ed diamine se era davvero una pessima idea! L'hashish è forte, fa venire paranoie e se non si è in una buona predisposizione esacerba tutto quelle che non andava bene prima dell'assunzione. Che brutti viaggioni ho fatto e le paranoie, le paure, le allucinazioni. Altre volte invece era divertente. Purtroppo per anni il consumo è stato praticamente quotidiano perché mi era insopportabile affrontare qualsiasi situazione se non adeguatamente equipaggiata. Comunque il mistero non è come mai fossi suscettibile alla dipendenza da hashish, faceva parte del mio disturbo di personalità, ma è perché non fumassi la marjuana!
Ad ogni modo ho smesso di fumare qualsiasi cosa 13 anni fa.
La verità è che se anche mi comporto e vivo come se stessi tutto sommato bene dentro di me sono in frantumi. Questa volta l'innesco è stata l'amica di mia sorella che dopo un numero abbastanza esiguo di tentativi di procreazione medicalmente assistita è rimasta incinta. Lo so da qualche settimana e ne sono ossessionata. Sono furiosa con la mia cattiva sorte e infastidita da ogni forma di maternità. Tengo a distanza le amiche, piango e digrigno quando sono sola ma dico tutto a mio marito.
Per non pensare guardo decine di documentari di cronaca nera su youtube recuperando Lucarelli, Picozzi e il suo programma "La linea d'ombra", vecchi episodi di "Delitti" di History Channel di oltre 10 anni fa e poi un po' di spazzatura random che trasmettevano su Sky su serial killer e affini. Ieri abbiamo recuperato "Telefono Giallo" di Augias un reperto storico di quando ero una bambina. Perché i miei mi facevano vedere questi programmi? Tipo Mixer d Minoli o Chi l'ha visto con Donatella Raffai.Boh?
Ora guardo i documentari crime di ultima generazine su netflix, ma li ho terminati tutti però segnalo l'ultimo che ho visto "The ripper".
la cronaca nera mi spegne il cervello e non soffro almeno per la durata dei programmi. Però mi spaventa moltissimo, mi angoscia, mi agita. Ma almeno non penso al fallimento che sono, che non avrò mai figli e che odio tutti quelli che li stanno avendo nonostante io sia straziata dal dolore da non riuscire, a volte a respirare.
Stamattina al bar con mia sorella e mio padre la radio ha sospeso la regolare trasmissione di canzoni dimmerda e ha attaccato con le CANZONI NATALIZIE. Alle prime note di "All I want for Christmas is you" di Mariah Carey ho pensato al suicido e non avevo ancora iniziato a bere il cappuccino. Mio padre dopo poco è andato via dando una tenera testata ad entrambe, lui l'affetto lo dimostra così. Dicevo mio padre se n'è andato senza nemmeno essersi reso conto del dramma appena iniziato, la radio nel frattempo passava a George Michael e Jose Feliciano (Feliz Navidad!!!). A Frank Sinatra ero prostrata, senza più aspettative nel domani e neppure nel pranzo.
Il fatto è che per quanto uno possa fare un ragionamento razionale, magari cinico e perché no, disfattista si aspetta sempre qualcosa dal Natale, perché è la festa più importante di quando si è bambini e questo è un imprinting potente, perché ci sono le aspettative delle persone che ci circondano (tipo mia suocera che vuole a tutti i costi riunire la famiglia nonostante la pandemia) , perché si è bombardati da film, serie tv, adv su ogni sito e pagina di internet, volantini pubblicitari dei supermarket. Ci aspettiamo che succeda una magia al momento dello scambio dei pacchi, che si rida complici guardando "Una poltrona per due", che dopo il brindisi si abbia lo slancio divertito per giocare a tombola o streep poker (difficile a casa di mia suocera). Invece si è provati dalla digestione, ormai stufi di sentire sempre le stesse storie di ogni anno, con i coglioni un po' girati perché i regali donati hanno ricevuto debole entusiasmo o peggio una critica. Da 10 anni a questa parte il natale mi devasta, mi abbruttisce, mi sfibra.
E poi ci manca mia madre. Con lei tutto il periodo che precedeva il natale era una vera merda, le saliva una carogna che durava giorni sino a tutto il 24. Poi, la sera, quando ci mettevamo a tavola con l'albero illuminato la cui base era letteralmente zeppa di pacchetti, gli antipasti nei piatti lo spumante nel bicchieri (soprattutto in quello di mia madre) ecco la magia. Festeggiavamo, lei era calma e noi eravamo raggianti di felicità. E a mezzanotte decine di pacchetti pieni caramelle, oggettini inutili, di piccole cazzate super gradite, qualche regalo richiesto, il pavimento del soggiorno pieno di carta, nastri, caramelle mio padre addormentato dalle 11 e mia madre col bicchiere sempre pieno di spumante che rideva sciocchina. Quanto ci manca.
Natale a parte, le mie giornate scorrono lisce, abbastanza simili ma tutto sommato tranquille. Sono nervosa però. Mi incazzo per le ingiustizie sociali, per il patriarcato, il capitalismo, il neocolonialismo. Odio la gente, odio la gente nei social network, Facebook è ormai una cloaca impraticabile. Sto meglio su Instagram dove seguo solo chi mi piace e che reputo utile per accedere a delle informazioni preziose: attiviste (femministe, queer, della salute mentale), qualche giornalista, una serie di divulgatori scientifici, poi artisti, artigiani, musicisti. Nessuna connessione con amici come invece avviene su Facebook. Su Facebook mi sembra davvero di farmi gli affari personali della gente che conosco dal vivo che proprio dal vivo non mi parlerebbe mai di quegli affari che condivide su Facebook. Questa cosa mi fa ammattire.
Le mie amiche storiche. Le evito. Sono troppo nervosa e potrei trasformare un semplice pranzo (in genere tutte distanziate all'aperto al mare, la sicurezza è importante) in uno sproloquio dove schiumo rabbia contro la violenza di genere e la narrazione sbagliata e tossica che ne fanno i giornali (tipo una frase a caso di Vittorio Feltri). E poi ho il problema della mia proiezione sulla mia amica neo-mamma (io la chiamo invidia, ma é Sconsy la professionista).
Insomma dicembre è appena iniziato e non ho già più voglia.
Sono giorni faticosi dove tutto sembra e scorre normale ma che mi trovano suscettibile, maliconica, con la lacrima sempre pronta. Stamattina presto sono andata allo studio cardiologico, dovevano mettermi l'holter e cioè una macchinetta che misurerà per 24 ore i miei battiti cardiaci tramite fili ed elettrodi appiccicati al petto. C'è una puntata precedente ossia la psyco che finita l'estate mi consiglia di individuare un'attività motoria da svolgere in autonomia in modo da farmi uscire di casa la mattina, momento delicato perché sono quasi sempre sola, e godere dei benefici del movimento. Io scelgo la piscina e inizia un piccolo calvario: durante la visita sotto sforzo dal cardiologo si nota che il mio tracciato ha dei battiti anomali, risultato niente certificato medico per attività sportiva non agonistica ma due prescrizioni per accertamenti: ecocolordoppler (+visita cardiologica ed elettrocardiogramma) e l'ecg con l'holter(quello che sto "facendo" oggi). Quel giorno lì ho iniziato a piangere da sola per strada, a lamentarmi e imprecare. Non me ne facevo una ragione, non poteva essere che come ogni volta le cose che faccio, che vivo, che tutti gli aspetti della mia vita siano sempre ricchi di intoppi, imprevisti anche drammatici, seccature. Non volevo farmene una ragione ma non avendo comunque scelta alla fine mi sono data una calmata e ho prenotato le visite una fissata per 22 di ottobre e una al 5 novembre. Era il 2 o il 3 ottobre. Nel mentre un dpcm ha chiuso piscine e palestre, la cardiologa che doveva farmi la prima visita si è ammalata ha cancellato le visite del 22 ottobre e non si sa ancora quando tornerà a lavoro.
Un giorno potrei fare uno schema cronologico delle sfighe e dei drammi vissuti in tutti questi anni, oggi ne accenno una: abbiamo comprato casa nel 2008, da ristrutturare, ma per problemi con una vicina di casa che ci ha fatto causa un'infinità di volte siamo potuti andare a viverci nel 2015. Sette anni.
Sì capirà perché il mio motto è: se una cosa può andare male è sicuro che andrà malissimo. Come quando nel febbraio del 2011 si è ammalata mia mamma e se n'è andata nel giungo dello stesso anno, ho lottato con tutta me stessa cercando secondi, terzi e quarti pareri, dormendole vicina in ospedale, lavandola, dandole da mangiare e lei peggiorava sempre, non camminava più, non parlava più, non si svegliava più e poi è morta mentre io ero in ospedale per una setticemia da ascesso.
È come gli ultimi 4 anni passati a fare test genetici, test per l'hiv e l'epatite, ecografie ginecologiche più o meno invasive, dosaggi ormonali, iniezioni di ormoni, farsi crescere mezze dozzine di follicoli ovarici, farsi aspirare gli ovuli e creare embrioni in vitro. Tutto per 6 volte. E neppure una gravidanza.
A volte, oltre al fatto che se una cosa può andare male invece andrà dimmerda, ci prepariamo correttamente, seguiamo i passaggi, aspettiamo ma le cose non vanno come vorremmo. Ma questo non toglie valore al nostro impegno e al nostro desiderio.
Scrivo con le lacrime che, copiose, mi rigano il viso. Stava andando, tutto sommato, benino, i pensieri veloci e ossessivi di morte si erano placati, ridevo spesso e volentieri, la mia parte genitoriale aveva iniziato ad avere un'atteggiamento accogliente ed accudente verso la mia parte bambina tormentata dal dolore e i pensieri ossessivi. La psicoterapia dava i primi frutti e i farmaci iniziavano a fare effetto.
Poi ieri il nuovo dpcm. Quando l'ho letto ho provato fastidio perché in più di qualche punto ci ho trovato approssimazione e ingiustizia, ma non voglio discutere del decreto, non voglio fare un discorso politico. Voglio solo descrivere l'effetto devastante che ha avuto su di me questo punto:
In linea di massima non cambia nulla per gli spostamenti, non è un divieto ma una raccomandazione ad evitare. Sembra chiaro e invece io lo trovo controverso, cioè governo che cazzo vuoi che faccia? Che mi senta in colpa se prendo i mezzi per andare a fare un passeggiata al mare o ad andare a pranzo in centro con le amiche? O vuoi che mi senta virtuosa a rimanere a casa nonostante non ci sia un divieto?
Ieri ho avuto un crollo, un attacco di panico come non me ne venivano da anni. L'incertezza su come agire e il terrore che questo dpcm sia solo l'anticamera del prossimo lockdown.
Sono stata male anche stamattina, le gambe che tremavano, il gelo lungo la schiena e il cuore che mi usciva fuori dal petto. Sono ricorsa a una dose extra di En. Ero sola, sotto shock e dominata dal panico. Mi sto riprendendo ora dopo una telefonata con mio marito che ha deciso che domani andiamo a pranzo al mare. Il mare mi ha salvato tante volte in questi ultimi anni.
Oggi non ci siamo. Cioè le cose più o meno andrebbero benino nonostante la mia situazione. Eppure ho questa brutta sensazione addosso di cose lasciate indietro, trascurate, inconcluse. E poi faccio questa cosa orrenda di guardare cosa fanno le altre persone e sentirmi una merda di fronte ai loro successi, alle loro famiglie che si allargano, alla semplicità con cui sembra conducano la loro vita, al fatto che quando dicono di essere depresse in realtà siano tristi e quando dicono che sono ansiose sono semplicemente agitate.
Mi scopro invidiosa di attività artigianali/artistiche portate avanti e che finalmente raccolgono i frutti (io ho chiuso la mia qualche anno fa incapace di reggere i ritmi del lavoro autonomo), di bambini che vengono concepiti con facilità disarmanti (voglio dire, ci sono donne che rimangono in cinta trombando!), e poi le persone mentalmente sane i cui pensieri, comportamenti e reazioni seguono una linea tutto sommato fluida e sono stati in grado di procedere a tappe. Però poi parlano di depressione e ansia come se fossero degli stati d'animo e non dei disturbi mentali seri.
Non è finita qui. Il 10 ottobre c'è stato World Mental Health Day. Una cosa positiva direte voi, sì rispondo io. Eppure. Eppure per me è stato atroce leggere su instagram i post di tutte queste donne (seguo soprattutto donne attiviste femministe intersezionali) attivissime, con vite piene di significato, che parlavano dei loro disturbi mentali. Una di loro ha scritto un post con 2 foto, in una si vede lei tutta carina pettinata truccata a rappresentare il lato A della sua persona con un curriculum lunghissimo di cose speciali che ha fatto, il suo lavoro, i libri che ha scritto e tanto altro, poi c'è il lato B dove c'è sempre lei però in pigiama a letto con una faccia che non vuole affrontare la vita e il testo riportava l'elenco dei suoi disturbi mentali. Io di fronte al coming out dei dei disturbi mentali di queste donne valide, attive e che ammiro mi sento ancora una merda.
Mi sento una merda perché invidio amici e conoscenti, mi sento una merda perché di fronte ad un'azione collettiva di normalizzazione della malattia mentale e lotta allo stigma sento un po' di rancore e invidia verso delle persone che mettono la loro vita privata a disposizione di tutte/i. Penso anche che loro possono "permettersi" di parlarne perché hanno già una credibilità dovuta ai loro successi e poi penso che io sentendomi in difetto perché di fatto non ho un lato A non ho il coraggio di parlare della malattia mettendoci la faccia. E infatti sono qui in anonimo.
A 42 anni con una bella famiglia, un rapporto splendido con mio marito, una bella casa e un tenore di vita modesto ma decoroso non so ancora chi sono. Mi biasimo per non essermi realizzata anche se so benissimo che non avrei potuto e non mi rassegno al fatto che certe cose non le posso fare perché ne va del mio equilibrio.
Mio marito mi dice che devo "solo" trovare la pace e vivere semplicemente la nostra vita, perché è bella, perché noi due siamo belli, con un sacco di interessi in comune, anche se diversissimi l'uno dall'altra(lui è fra quelle persone che non sanno cosa sia un attacco di panico o un periodo di depressione), sempre in viaggio in giro per l'europa a trovare amici, per festival di musica rock e metal, ad assistere o a suonare (ora purtroppo fermi a causa del covid). Ci provo ma ho ancora tanto da mettere a posto dentro me stessa.
La tremarella mattutina continua, ieri in torno alle 10 ho preso una dose extra di En ma visto che dopo un'ora non faceva effetto ho preso una seconda dose extra.
Di fatto ero seduta sul divano con la schiena dritta, il culo stretto e la sensazione di essere spacciata. Ero sicura che non avrei superato la mattina e che mio marito tornando dal lavoro mi avrebbe trovata mummificata sul divano con la schiena dritta, il culo stretto e una paresi di rassegnazione letale.
Eppure non ero sola, c'era mia sorella e di solito quando stiamo assieme anche se è una giornata di quelle che era meglio che non mi prendessi il disturbo di alzarmi dal letto, riesco a stare tutto sommato tranquilla o se proprio mi devo disperare inizio a piangermi addosso, a biasimarmi etc etc sino a quando gli occhi le si rivoltano all'indietro le esce la schiuma dalla bocca e allora mi placo.
Invece ieri no schiena dritta, culo stretto, paresi facciale e la morte dentro. Mi sono ripigliata un po' quando ho pulito la merda dei miei gatti e passato il swiffer per raccogliere i loro subdoli peli. Con la quantità che raccolgo ogni giorno potrei farne maglioni, tappetti, centrini. Insultare i miei gatti e i loro peli è un'azione che richiede una gran quantità di energie o perlomeno una quantità di energia che destinerei ad altro se avessi veramente voglia di fare qualcosa.
Stavo per far fare una lista delle cose che mi piaceva fare un tempo ma sono convinta che Sconsy non ci vedrebbe niente di utile perché mi devo concentrare sul quì ed ora. Quindi se proprio voglio fare una lista deve riguardare tutte le piccole insignificanti cose che faccio ora e una volta scritta devo dare importanza e significato ad ogni mia azione.
Stasera sono inquieta, ho la tremarella e un po' di tachicardia (chissà se i battiti sono tutti uguali).
È il disagio dato dalla sensazione di non aver combinato niente in tutta la giornata quindi ora faccio una lista di cosa ho fatto oggi. (Questo è uno degli esercizi consigliati da Sconsy, scrivere le cose che faccio e riconoscerle)
8.30 al bar a fare colazione con mia sorella e il nostro papino tenero e burbero. È un appuntamento quotidiano. Dopo ho sistemato casa, anzi una parte (abbiamo un casa molto grande), lavastoviglie, lavatrice, swiffer (viviamo con 3 gatti), preparato un pacco da spedire (ho delle rimanenze dalla mia vecchia attività artigianale), ho preparato il pranzo, ho accolto con sincera gioia mio marito al suo rientro (gioisco ogni giorno quando torna a casa), pranzato, guardato un po' di youtube e netflix assieme a lui e nel mentre sferruzzavo un maglione per me.
È tutto lì nero su bianco, ho fatto un sacco di cose eppure mi sento inconcludente.
Sino a quando non farò pace col non essere diventata madre non sarò in grado di godere della mia vita che se la scrivo e la leggo è bella.